Canti & Bans

Il vascello fantasma

Canto scout molto usato nei bivacchi serali per via del suo tono tetro e lugubre. Il testo infatti è la descrizione dell’equipaggio di un vascello presentato lungo le strofe inframezzate da un breve ritornello incalzante. Tutte le persone sulla nave sono morte e per ognuna è indicata in che modo hanno perso la vita. Come […]

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I gobeti / I do gobeti

Canto tradizionale veneto che racconta una lite serale fra due amici gobbi, già ubriachi, che si risolve andando a bere del buon vino. Il canto, probabilmente della metà del secolo scorso, è stato nel tempo arrangiato e armonizzato in vari modi e utilizzato dai gruppi folkloristici, scuole, oratori, gruppi scout fino a vari cori alpini,

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Il falco / Un falco volava

Famoso canto scout italiano conosciuto come “Il falco” che tratteggia fugacemente la vita di un nativo americano dalla fanciullezza all’”ultimo sonno”, la presenza del falco è l’espediente narrativo che unisce l’inizio e la fine del brano. Diffusosi tra gli scout probabilmente per la sua tematica e ambientazione questo canto è in realtà un riadattamento della

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Laudato sii

Forse grazie alla sua melodia semplice e ripetitiva questo canto è, tra i gruppi giovanili, d’oratorio o scout, una delle versioni più usate del “Cantico delle Creature” di S. Francesco d’Assisi. Il canto è presente con il titolo “Laudato“, nell’album “Si cerca di dire“, l’unico LP pubblicato nel 1968 dal gruppo “I Cachi D’Aspa“. Non

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Aguni

Aguni (o Agunni) è un canto scout che riprende una danza dei nativi americani. Usato per lo più in Italia l’ho ritrovato nei paesi centro-sudamericani di lingua spagnola come “Aguni guni sha” , anche se con qualche piccola variazione. Non essendo un testo in italiano, e vista la poca diffusione, ho pensato fosse probabile che

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Sol, soletto

Allegra canzone di don Stefano Varnavà, scritta a fine anni ’70, che parla di un concerto intonato in piena notte da un gufo, accompagnato da un ranocchio, che finiscono per svegliare un grosso calabrone, come finirà? Nel testo seguente è riportato il ritornello finale originale, anche se molte volte questo viene eseguito divisi in tre gruppi, ognuno dei quali

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I nanetti / Los pollitos / Palloncino blu

Questa canzone è la versione italiana della famosa melodia in lingua spagnola intitolata “Los pollitos“. Questa canzoncina, anche conosciuta come “Los pollitos dicen“, è stata pubblicata da Francisco Ismael Segundo Parraguez Cabezas, un insegnante musicista e poeta cileno, nel 1907, all’interno della raccolta “Poesías Infantiles“. In Italia è diffusa con testi differenti, da: “I pulcini fanno pio pio

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Il merlo ha perso il becco / El merlo ga perso el beco

Questa filastrocca, molto diffusa, è la versione in italiano del canto popolare veneto “El merlo ga perso el beco“, ed è anche conosciuta come “Povero merlo mio“. L’originale è molto datato, infatti il testo è già presente nella pubblicazione del 1887 “Curiosità popolari tradizionali” dell’antropologo palermitano, nonchè uno dei massimi studiosi di canti popolari italiani, Giuseppe Pitrè (1841-1916). Il testo, surreale, parla di

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Era nato poveretto

Canto tradizionale lombardo diffuso nelle regioni dell’Italia settentrionale, diventato repertorio di molti cori di montagna, specialmente dopo il lavoro di armonizzazione del geniale e controverso pianista (uno dei più grandi del ‘900) Arturo Benedetto Michelangeli, per il Coro della SAT (Società Alpinisti Tridentini), alla metà degli Anni Cinquanta. Probabilmente l’originale, dal sottotiolo “Per un piatto di maccheroni“, nasce in ambito

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