
Bans largamente diffuso fin dagli anni ’70. Si trova in canzonieri e raccolte con testi leggermente diversi. Ad esempio la capanna -a volte casetta- del cow-boy Piero, si trova a volte lassù, a volte laggiù, sul monte nero, o nel bosco nero. Credo sia indelebile nella memoria di chi ha sentito questo bans la figura dell’indiano con il chiodo nel cervello… (anche se in alcune versioni si parla di cappello, perdendo a mio avviso la magia del personaggio).
Testo
laggiù nel bosco nero
c’era un cow-boy
che si chia
dormiva nella stalla,
mentre lui beveva
allegra
pian pian scavalca il muro
e la sua cavalla
gli ru
col chiodo nel cervello,
la cavalla a Piero
ripor
Esecuzione
La canzone va ripetuta cambiando il tono di voce e la grandezza dei movimenti, la prima volta si canta normalmente con movimenti normali, la seconda volta si ripete tutto sussurrando -o con la vocina- e facendo gesti quasi microscopici con le dita, mentre la terza volta si ripete cantando forte -o con il vocione- con movimenti molto ampi. Volendo si può diminuire o aumentare anche la grandezza degli oggetti es: chiodo => trave / chiodo => spillo
- Là nella capanna (con le mani mimare la sagoma di una casa)
- laggiù nel bosco nero, (mano sulla fronte per scrutare l’orizzonte)
- c’era un cow-boy (roteare il “lazo” sopra la testa)
- Piero (segno in diagonale sul petto, dalla spalla in giù)
- E la sua cavalla ( sventolare le mani ai lati delle orecchie)
- dormiva (chinare il capo sulle mani congiunte da un lato)
- nella stalla (con le dita disegnare un rettangolo)
- mentre lui beveva allegramente il the (mescolare in una tazza e bere)
- Ma il cow-boy Arturo (fare i baffi con le dita)
- pian pian scavalca il muro (mimare l’arrampicata)
- E la sua cavalla (sventolare le mani ai lati delle orecchie)
- gli rubò (gesto come per portare qualcosa a sé)
- Ma l’indiano bello (fare con la mano la piuma sulla testa)
- col chiodo nel cervello (indicare con l’indice la tempia)
- ohibò (gesto di rassegnazione)
- la cavalla a Piero riportò, ohibò! (allontanare qualcosa da sé)

Sono cresciuto in oratorio e, in fondo, non me ne sono mai davvero allontanato. Oggi continuo a dare una mano nelle varie attività e, quando serve, mi siedo anche all’organo.
Nel 2002 è nato katena.it, quasi per gioco, con il desiderio di raccogliere idee, materiali ed esperienze legate all’oratorio e all’educazione dei più piccoli, ma anche di mantenere vivi i contatti con tante persone conosciute lungo il cammino nelle esperienze diocesane e di Pastorale Giovanile.
Negli anni il sito è cambiato insieme a me. Oggi raccoglie soprattutto canti, melodie e filastrocche, con una curiosità che è rimasta la stessa: cercare di capire da dove vengono, chi le ha scritte e quali storie portano con sé.
